Alessandro Ciriani: “I risparmi dalla chiusura delle Province. Le bufale e i dati non detti dell’assessore Panontin”

 

A fronte della proclamazione da parte dell’assessore Panontin dei grandi risparmi derivanti dalla chiusura delle Provincie, emergono clamorose dimenticanze ed errori metodologici nel calcolo.

Un dato è certo il trasferimento di parte del personale delle Provincie in regione ha comportato un aumento di costo di euro 8.190.00,00 e un peggioramento dei servizi e funzioni trasferite.

Dal Piano di liquidazione approvato dalla gestione stralcio della Provincia di Pordenone con atto n. 76 del ottobre 2017 emerge che le varie funzioni e patrimonio della Provincia sono  tutte trasferite ad altri enti. Regione, Comuni e Uti. La funzioni continuano ad essere esercitate da altri enti  con i relativi trasferimenti. Gli uffici sono ancora tutti aperti, riscaldati e custoditi  il personale è per la gran parte li che opera per conto della regione.  Quindi nessun risparmio.  Anzi è comparso un servizio di vigilanza.  Le spese per gli organi amministrativi Presidente e Consiglio erano a zero già dal 2015 quindi nessun risparmio. Risulterebbe che anzi che il costo manutentivo delle strade ex provinciali dopo il passaggio alla regione sia più elevato e che il costo salirà ancora con il passaggio della competenza dalla regione a Friuli Venezia Giuli Strade.  

Quindi la voce cancellazione costi di funzionamento è tutta da dimostrare. 

L’assessore spiega poi che vi è stato un risparmio del personale della regione. Questo è un dato attendibile perché la regione nel rilevare le funzioni si presa più personale di quello afferente la funzione lasciando per esempio la funzione edilizia scolastica all’Uti del Noncello con personale dimezzato (13 invece di 26).  

Ma l’assessore si è completamente dimenticato costi di funzionamento dei 18 nuovi enti chiamati UTI che dovevano nel suo disegno sostituire le provincie  e delle incentivazioni all’esercizio associato delle funzioni comunali.

Da un breve esame della tabella X) allegata al disegno di legge di stabilità regionale 2018 e relativo triennale  emerge che il trasferimento “Quota A” per il funzionamento e attività istituzionali delle UTI ammonta a 18.918.875.20 annui (sul triennio 56.895.313,46.) oltre alla “QUOTA B) Ordinaria per la gestione delle funzioni comunali ammonta a 28.628.836,58 annui (sul triennio 85.8886.509,74).

Ciò significa che sono necessari e vengono trasferiti alle UTI per il loro funzionamento e per la gestione delle funzioni dei comuni trasferite euro 18.918..875,20 + euro 28.628.836,56 per un totale di euro 47.547.711,70. Somma da ridurre di euro 9.000.000,00 corrispondente alla riduzione  a partire dal 2017 del fondo ordinario dei comuni. Quindi il funzionamento delle UTI sommato alla gestione associata delle funzioni obbligatorie dei comuni comporta un costo per il bilancio regionale di euro 38.547.711,70. Quindi non 31 milioni di risparmi  madecine di milioni di sprechi e risorse immobilizzate.

Un discorso a parte merita poi l’onere della complessità introdotta, delle riunioni inutili di sindaci e funzionari, dei disservizi creati da una riforma frettolosa, rimaneggiate e in rimaneggiamento, della farraginosità  dei meccanismi di definizione delle «intese per lo sviluppo» usato come strumento capestro per assegnare risorse per gli investimenti. Le Uti mediante i sindaci propongono alla regione un piano investimenti che la regione approva con legge. Poi le Uti che non sono attrezzate per gestirli girano i trasferimenti ai comuni. Il tutto si risolve in ulteriori adempimenti burocratici.

Per non parlare delle iniquità verso i comuni non aderenti alle Uti, dei ricatti sui trasferimenti, delle mancate risposte in merito agli strumenti contrattuali di gestione del personale in forma associata, della mancata predisposizione di adeguati supporti informatici.

 

I numeri veri sono impietosi e non mentono. Quelli forniti da Panontin sono bufale.

Rappresentano la disperazione di una giunta regionale che inventa i dati per cercare di coprire i danni di una riforma pessima, dannosa e offensiva per i sindaci e i loro territori.

Ormai lo riconoscono anche i primi cittadini del centrosinistra che, per fare esempio, si sono rifiutati di trasferire le funzioni della polizia municipali alle Uti, così come imponeva la riforma

 

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